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giovedì
ott142010

Dimmi perchè blogghi (In 140 caratteri)

No, non vi dirò chi siete.

Anche perchè se vi aspettate che lo faccia io, state freschi.

Stamattina mi è venuta in mente un’idea.

Per quasi tutto il 2009 ci siamo sentiti dire che i blog erano morti, che oramai eravamo entrati nell’era di Facebook e dei Social Network. I nostri “taccuini digitali”, spacciati. Fortunatamente tante smentite e anzi, sembrano avere ora un trend inverso, in costante crescita (TechCrunch, Guido, Massimo).

Riflettevo sul perchè siamo così tanti a scrivere, ma soprattutto, mi sono fermato a pensare al motivo che ci spinge a farlo.

Perchè abbiamo un blog? Perchè ogni giorno ci prodighiamo nella stesura di fiumi di parole?

L’idea

Ho deciso di raccogliere in un arco di tempo non precisamente stabilito, diciamo da qui a un mese, le vostre spiegazioni sul motivo che vi spinge a tenere in vita il vostro blog. Ben conscio del fatto che chiedere a tutti di scrivere un post al riguardo sarebbe ingiusto e probabilmente non riscuoterebbe l’attenzione che vorrei, vi chiedo di farlo attraverso un semplice Tweet.

Come

Per interagire basta un click sul mio account Twitter e raccontarmi quello che vi stimola a bloggare in un Tweet.

Risultati

Non so ancora sotto che formato ripubblicherò i risultati, se ci saranno risposte simili (non credo), se catalogarli, oppure se avete già dei suggerimenti ben vengano.

Update - Li trovate ora tutti qui!

E’ solo un piccolo esperimento per capire non tanto se i blog siano morti o meno, ma per cercare di capire se le intenzioni che muovono i blogger italiani siano le medesimi o molto diverse.

Pronti? Ditemi perchè bloggate in 140 caratteri! Usate anche #whyiblog come Hashtag

Per il banner, un grazie a Luca Della Dora

QUI trovate i primi risultati!

QUI i risultati dopo due settimane!

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Reader Comments (1)

Del blog l'autore è principalmente l'emittente'; gli aspetti aggregativi e dialogici sono accessori e di contorno - ed esistono blog i cui commenti sono disabilitati. Nel socialcoso il raporto è inverso; conta il dialogo, il botta-e-risposta, il cazzeggio prima e più che non il contenuto che offre lo spunto, contenuto che costruisce una coerenza solo col tempo, con la relazione tra intervento e intervento, tra tutti gli interventi. L'identità -digitale- del twitterante è più fragile, più frammentata, risultando riconoscibile solo dopo medie e lunghe frequentazioni e potendo essere ridicussa e infranta più facilmente da un singolo evento. La conseguenza ultima: i blogger sono meno irritabili dei socialcosi :)
ottobre 15, 2010 | Unregistered Commentermaxmem

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