#Ceres e il Pesce D'Aprile continua...

Questa mattina mi è arrivata la fantomatica Ceres Soft Ale, ovviamente come anticipato, sotto forma di Pesce D'Aprile.

Ceres Soft Ale

Il comunicato che accompagnava la confezione, molto carina, parla di #epicfail studiato a tavolino. Tuttavia sulla bacheca presente su sito, modificato oggi per l'occasione, ancora esistono messaggi d'insulti dopo le segnalazioni fatte qui, Roberto e Paolo.

Ceres

Il video di spiegazione del Pesce D'Aprile ha il cameo di Luigi Luciano aka Herbert Ballerina.

Mi piacerebbe sapere quali fossero i reali obiettivi di questa campagna, sapere cosa in più ha portato al brand Ceres in termini di percezione e di valori comunicati. Comprendere come è stato accolto il fail del fail voluto e pilotato.

Personalmente, e parlo da consumatore assiduo di Ceres, non l'ho trovato un grande spunto di ingaggio. Quello che posso dire è che senz'altro se ne è parlato online e ne è diventata una case d'esempio. Tuttavia, magari, il solo fatto di aver fatto due post sull'argomento si finisce tra i risultati di riuscita positiva della campagna. 

Mi auguro invece che qualcosa di buono ne possa uscire, soprattutto per il brand. 

Online diamo ancora il meglio del peggio

Quella di Ceres è un case molto interessante. Mi ha fatto riflettere, ancora, su quanto dicevo circa l'essere anonimi online qualche settimana fa.

Ci devono essere delle condizioni particolari per permettere che l'anonimato funzioni per davvero. Se, ad esempio, l'ambiente è gestito da un brand è fondamentale che quest'ultimo abbia il controllo di ciò che viene pubblicato.

Perché?

Perché non siamo pronti a responsabilizzarci e non siamo pronti a perdere la nostra identità ed essere sempre noi stessi, ma siamo pronti a seguire la massa e lo spiega bene Paolo Iabichino con l'esperimento carcerario di Stanford. 

Prende le mosse dalla teoria della deindividuazione di Gustave Le Bon: “gli individui di un gruppo coeso costituente una folla, tendono a perdere l’identità personale, la consapevolezza, il senso di responsabilità, alimentando la comparsa di impulsi antisociali”.

Il professor Philip Zimbardo è partito da qui per formare due gruppi d’individui, carcerieri e carcerati, selezionati tra persone normalissime: “maschi, di ceto medio, fra i più equilibrati, maturi e meno attratti da comportamenti devianti, assegnati casualmente al gruppo dei detenuti o a quello delle guardie”. L’esperimento sfuggì di mano al gruppo dei ricercatori che si trovarono a fare i conti con comportamenti gratuitamente ed eccessivamente crudeli da parte di chi era stato chiamato a sorvegliare, e violentissimi da parte dei prigionieri, entrati nel ruolo al punto da scatenare una vera e propria rivolta che avrebbe avuto conseguenza gravissime se non fosse stato interrotto l’esperimento.

Cosa è accaduto?

Ceres ha lanciato un'iniziativa virale facendo leva sul "Pesce d'Aprile" promuovendo una finta birra rosa dedicata alle donne, aprendo una bacheca per sottomettere dei messaggi in completa libertà e senza moderazione.

I risultati?

Provate ad immaginarlo: insulti, parolacce, offese rivolte alle donne e bestemmie. Ecco uno screenshot che dice tanto:

Immagine da Wired.it

Immagine da Wired.it

Poco importa che il messaggio sia vero e del capo. Quello che importa, e fa rabbrividire, è come i brand non abbiano ancora fatto tesoro dei tanti fail che hanno fatto storia nel recente passato, ma soprattutto nel pensare un progetto come questo non essere riusciti a pensare come il brand si potesse rafforzare senza considerare di avere il pieno controllo del proprio ambiente.

Probabilmente questo dimostra che l'anonimato lascia campo aperto allo sfogo di sentimenti repressi, magari è anche una catarsi di tanti, tuttavia resto convinto di quanto dicevo in passato.

E' fondamentale però favorire le condizioni necessarie per poter portare del valore a chi si nasconde dietro un nickname e le dimostrazioni per fare questo ci sono (vedi Secret.ly o Rumr).

UPDATE: Come confermato si trattava di un Pesce D'Aprile. Resta molta perplessità.