Why I Blog: Intervista a Marco Freccero

Mi cospargo il capo di cenere. Non c'è cosa più fastidiosa di non mantenere le promesse. "Why I Blog" nato come mia forte indisposizione nei confronti dei detrattori dei blog e della cantilena "I blog sono morti", si è andato spegnendo nel corso dei mesi. Non tanto perché dimenticato, quando per insufficienza di tempo.

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Mi cospargo il capo di cenere. Non c'è cosa più fastidiosa di non mantenere le promesse. "Why I Blog" nato come mia forte indisposizione nei confronti dei detrattori dei blog e della cantilena "I blog sono morti", si è andato spegnendo nel corso dei mesi. Non tanto perché dimenticato, quando per insufficienza di tempo.

Tuttavia, se dapprima è stato raccolta di tweet (Curated.by, il servizio che ho utilizzato per raggrupparli sembra essersi rotto, o addirittura non esistere più), man mano nella mia mente ha fatto capolino l'idea di farne un ebook.

Non il solito manuale, non la solita apologia, ma piuttosto dimostrazioni.

Dimostrazioni di come sia ancora uno dei più espressivi ed efficaci strumenti a nostra disposizione da 10 anni (buoni) a questa parte per esprimerci online. Dimostrazione di come, seppur con qualche difficoltà, siano riusciti a sopravvivere all'avvento dei Social Network, a cambiare e ad adattarsi pur senza snaturare la propria funzione.

Dare voce alle persone. 

Qualcuno di voi ha già condiviso la sua opinione. Non so ancora quando e se mai vedrà la luce, visto che già un anno è passato, ma cercherò con impegno di mettere insieme più pezzi possibile e vedere cosa ne riesco a tirar fuori.

Partendo dal primo di questi, con l'intervista a Marco Freccero, uno tra i primi blogger ad aver risposto al form

 

AC: Quale significato può avere aprire un blog nel 2012? E perché è importante o meno farlo?

MF: Il significato: il desiderio di comunicare. O meglio, di comunicare di condividere qualcosa di intelligente, che però è una faccenda che interessa pochi. Il che è una buona cosa, perché se qualcuno sceglie di non limitarsi al solito "copia&incolla" avrà gioco facile a emergere e a distinguersi. Basta far funzionare i neuroni.

Non credo che ci debba essere un motivo preciso o importante per aprirne uno. Di solito lo si fa perché aprire un blog è gratis e facile, e proseguendo nella stesura dei post, settimana dopo settimana, si arriva a maturare uno stile personale. E a definire meglio gli argomenti che si vogliono affrontare.

Quello che deve essere chiaro, è che la condivisione, lo scambio di idee e opinioni è linfa vitale anche per la società. Spesso questo aspetto dei blog viene ignorato, perché sono considerati (a meno che non realizzino grandi numeri) diari personali di nessun interesse.

Da anni non è più così. Da anni ci sono fior di blog che ragionano, discutono, chiedono e ottengono attenzione perché sono gestiti da persone che usano il cervello, e lo sanno fare molto bene.

Credo sia un bene che molte persone si siano trasferite su Facebook o altrove, chiudendo o abbandonando il proprio blog. La maggior parte di costoro non avevano niente da dire, e in un certo senso si è fatto pulizia. Sono rimasti o i migliori, o i più abili (e questi ultimi non è detto che siano i migliori, così come i primi di solito non sono abili).

C'è molto spazio per chi ha passione, una buona conoscenza della lingua italiana, e una qualche capacità di analisi di quello che accade. Nel proprio quartiere, o in Cina.

Un'avvertenza: non attendetevi il successo, e nemmeno che sia semplice. Non ci sono garanzie di nessun genere, mai. Se qualcosa di buono accade, è questione di fortuna. 

 

AC: Nei primi anni di attività della blogosfera italiana, spesso i blogger venivano riconosciuti anche come influencer. Oggi con Twitter, Google+, Instagram e Facebook possiamo ancora far combaciare questa definizione, oppure è una valutazione da fare caso per caso?

MF: Sei "influencer" se hai qualcosa da dire. Io vedo tante chiacchiere, superficialità nei giudizi e nelle opinioni, nessuna citazione delle fonti; anche nei blog.

Quei pochi che lavorano bene, non sfoggiano grandi numeri perché spesso un giudizio assennato, capace quindi di un'analisi non peregrina, non è mai visto di buon occhio dalla mandria. Però c'è bisogno di individui con la testa sulle spalle, proprio perché per fortuna viviamo uno strepitoso periodo storico. Di grandi cambiamenti. Le vecchie idee e certezze si sono sbriciolate, o lo stanno facendo proprio ora, e dobbiamo elaborarne di nuove.

Chi può farlo?

La grande novità del Web (sempre lode a sir Tim Berners-Lee) è che una volta c'erano i luoghi deputati per elaborare idee, e al di fuori di questi non c'era niente o quasi. Adesso progetti e visioni arrivano da persone che non avrebbero i titoli per parlare. Eppure lo fanno, e spesso maledettamente bene.

Da questo si comprende che è necessario distinguere, e evitare la celebrazione del Web, e dei blog. Non credo nel potere salvifico della Rete, ma solo nel confronto, nel duro lavoro, nello studio.

 

AC: Si dice che per un blogger i Social Network siano un modo ulteriore per estendere la propria capacità di comunicazione. Altri invece considerano oramai vetusto il primo, focalizzandosi soltanto sui secondi. A chi dare ragione? 

A nessuno. Queste opinioni partono spesso da un assunto errato. Che ci sia il giusto modo per usare i Social Network, mentre in realtà ciascuno può fare quello che vuole. È il bello della Rete.

Il blog offre l'opportunità di articolare la propria opinione, di esporla e magari tornarci sopra in seguito. Perché si può sempre cambiare idea. E soprattutto permette di creare relazioni, che non sono e non saranno di serie B solo perché nascono sul Web. Sono di serie B se io le considero tali, se mento, mi nascondo, inganno gli altri, ma questi sono rischi che si corrono anche in un ufficio.

Secondo me dopo un po' che si è aperto un blog, o si è su Twitter, è bene cercare di ragionare su quali sono i propri scopi. Per alcuni di questi (come creare relazioni, condividere), il blog è e resterà sempre la soluzione ideale, e rappresenterà l'architrave che "reggerà" il peso della propria presenza online.

I vari Social Network permettono di raggiungere e interessare quanti sono distratti dal rumore di fondo della Rete. Twitter può coinvolgere individui che sono distanti dai nostri interessi, ma che d'un tratto scoprono un modo originale di affrontare problemi comuni. Questo è fantastico.

 

AC: Una recente sentenza della Cassazione libera i blog dalla censura da parte dello Stato. Pensi sia necessaria una qualsivoglia forma di regolamentazione per i casi estremi, o immagini si possa arrivare ad una selezione naturale?

MF: Purtroppo non credo che esista davvero una selezione naturale che elimini i blog mediocri, anche se Facebook ha fatto un buon lavoro, e questo occorre riconoscerlo.

A volte accade, ma spesso la mandria tende ad amare quanti la lusingano, ne parlano bene.

Non si deve aprire un blog e riempirlo di contenuti eccellenti perché un giorno avremo successo, faremo i soldi. Non accadrà, oppure è difficile che si verifichi.

Se uno lo vuole aprire, lo deve fare per il puro piacere di condividere qualcosa e di creare relazioni. Mettendo in conto che un sacco di gente avrà numeri enormi scrivendo idiozie.

 

Se volete prendere parte all'iniziativa, non ti resta che scrivermi: andrea [chiocciola] contino.com

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