Una collaborazione necessaria

L'editoriale di Giovanni De Mauro, direttore de L'Internazionale, mi riporta su una discussione molto interessante avuta settimana scorsa con Alessandra sulla necessità dell'istantaneità nel mestiere del giornalista oggi giorno. Una collaborazione necessaria con chi, giornalista non è, per raccontare al meglio la realtà vista spesso attraverso gli occhi di altri. 

Soprattutto oggi che con gli smartphone si possono scattare foto, girare video, scrivere testi da qualunque angolo del pianeta. È impossibile che i giornalisti riescano ogni volta a trovarsi nel posto giusto al momento giusto, mentre è sempre più probabile che lì dove succede qualcosa ci sia almeno una persona con uno smartphone. Per questo i citizen journalist sono alleati dei giornalisti. E viceversa: senza l’esperienza dei giornalisti professionisti, senza la loro capacità di dare un senso al materiale grezzo che arriva dai lettori, quel flusso resta informe. È solo quando finisce in prima pagina sul New York Times che la foto scattata da un lettore diventa una notizia. Jay Rosen, della New York university, ha parlato di networked reporting. È una nuova frontiera, e la stiamo attraversando ora.

 

Tolleranza, filtri, seguaci e Mentana

Ci sono voluti 6 anni circa. 6 anni, prima che un giornalista non avvezzo ad argomenti tecnologici, e piuttosto popolare, riuscisse a scrivere nero su bianco la vera natura di Twitter.

Lo ha fatto oggi Antonio Polito sul supplemento La Lettura:

Follower non equivale a fan, e neanche ad audience. Il numero di lettori-ascoltatori, in cui specchiamo il nostro ego di comunicatori e sul quale basiamo le nostre tariffe professionali, non è necessariamente equivalente al loro gradimento. Twitter lo svela. Il conflitto tra old media (chi è abituato a comunicare inmaniera unidirezionale, cioè a parlare solo lui) e new media (chi è abituato a conversare in maniera pluridirezionale, cioè a rispondere) è epocale, e comincia a manifestarsi nella sua irriducibilità. Se dà fastidio affrontarlo, l’unica è accettare di essere troppo old per passare le serate colluttando con i new e astenersi. Informare e conversare sono due attività molto diverse. Invece le persone «popolari» tendono a usare Twitter più per amplificare la loro popolarità che per conversare. Ce lo dice il numero dei following: pochi, in casi estremi nessuno. Le celebrità dell’informazione sono di solito molto seguite ma seguono poco. Nella migliore delle ipotesi fanno del mezzo un uso ludico, per sentirsi up-to-date, divertirsi e ingannare il tempo in attività di lavoro, come il giornalismo o la politica, piene di lunghi momenti di noia.

Questo suo articolo riassume bene l'incomprensione di Mentana verso Twitter, che all'inizio del mese decise di abbandonarlo per i troppi insulti e critiche ricevuti. Proprio Chicco che di comunicazione dovrebbe intendersene ha desistito sotto i colpi, non di persone che ce l'avevano un po' troppo con lui, ma non è riuscito a lottare ad armi pari con la tecnologia. Massimo ha riassunto bene quali strumenti ognuno di noi ha oggi a disposizione per filtrare e regolare quanto più gli aggrada la propria presenza online e, purtroppo, il fatto di non riuscire a sostenere questo avanzamento epocale non fa altro che gettare cattiva luce su questi strumenti invece che, come dovrebbe essere, far soltanto risaltare l'ignoranza e l'arretratezza digitale di questo Paese.

Si perché per chi ancora non lo avesse capito Internet non è lo specchio del Paese, non è lo specchio delle volontà della massa (e le ultime elezioni lo hanno dimostrato), ma è fatto da persone e le dinamiche sociali si ripetono in modo paritetico. Quindi i bulli, i rompi coglioni, quelli che non hanno nient'altro di meglio da fare ci saranno sempre, anche online, e il fatto di non essere in grado di contenerli reagendo in preda a isterismi da stalking non è sinonimo di incapacità di relazione con gli altri. Significa soltanto non essere in grado di fare propri gli strumenti dei giorni nostri.

E allora, si, si è su Twitter solo perché fa figo esserci.

Ghost: Il futuro delle piattaforme di blogging?

Ho scoperto tramite questo articolo di Mashable il progetto di John O'Nolan, intenzionato a rivoluzionare il mondo del digital publishing, e in particolare quello della blogosfera, attraverso lo sviluppo un nuovo software online, Ghost, finanziato dagli utenti attraverso Kickstarter.

La pagina del progetto e molto dettagliata e ci sono già alcuni esempi di come sarà sia il backend che il frontend della piattaforma.

John è avvezzo alla blogosfera, come citato nel video ha lavorato alla realizzazione di blog per grandi società e si è occupato all'interno di WordPress, il CMS dedicato ai blog per antonomasia, dell'Interfaccia Utente. Tuttavia, proprio perché profondo conoscitori di WordPress ha compreso che la piattaforma è diventata via via negli anni sempre più complessa o comunque molto più adatta a siti web e grandi progetti, come spiegato nel suo post di presentazione di Ghost.

Ed è il motivo per il quale anche il mio blog è sempre rimasto su Squarespace e non su Wordpress. Quando non si hanno le basi tecniche per aggiornare plug-in, scrivere qualche riga di codice per sistemare al

meglio un template ti trovi sempre nella spiacevole posizione di chiedere a qualcuno, e so che tanti blogger italiani hanno un appoggio che sia Andrea o il buon Gioxx.

Inizialmente l'idea di John era quella di costruire Ghost su una versione semplificata di WordPress, ma non avrebbe ottenuto il risultato sperato. Ha optato quindi per scrivere un software originale in JavaScript, opensource  e una società alle spalle che, a suo dire, non farà mai profitto:

Every penny we make from our hosted customers will be re-invested to make Ghost better and grow the platform

I soldi arriveranno da alcuni contenuti a pagamento, come i temi e le personalizzazioni per le quali ha già preso accordi con i più grandi produttori esistenti per WordPress, come WooThemes e Envato.

E' presto per dire se sarà un successo, ciò che mi ha sorpreso è l'attenzione su progetti del genere. Ghost era partito con una richiesta base su Kickstarter di 25.000 sterline e ora ne ha già raccolte 155.000, cosa che ha spinto John a crederci e a puntare al traguardo di 250.000 sterline. Sintomo che la voglia di condividere contenuto di qualità è ancora viva, evitando i gattini di Facebook e il porno di Tumblr.

Di progetti simili ne esistono già, da Medium a Svbtle, e tutti hanno dei comun denominatori: Contenuto di qualità, semplicità d'utilizzo e lettura, nessun commento.

Difficile prevedere il futuro, la certezza è che in 10 anni poco è cambiato nel panorama dei servizi di pubblicazione online e sarà altrettanto difficile mantenere dei servizi di questo tipo dedicati a un unico scopo, che non sia quello anche di pubblicare contenuti più sofisticati, così da evitare una deriva simile a quella di WordPress.

Da qui a un anno ne sapremo di più, per ora SquareSpace è il giusto equilibrio per i contenuti che mi interessa pubblicare. Che ne pensate?

Che mondo sarebbe senza Nutella?

Mio papà è di Alba, la cittadina del basso Piemonte dove la Nutella viene prodotta. Nutella è un prodotto italianissimo, forse tra i più conosciuti al pari del Vegemite Australiano, ed è del gruppo Ferrero.

Ogni volta che torniamo da quelle parti per andare a caccia di bontà culinarie o anche solo di parenti viene sempre fuori la storia dell'anziano sig. Pietro Ferrero, che negli anni'40 partendo da via Rattazzi, si trascinava con i suo carretto per la via maestra a vendere i dolciumi a base di gianduia.

In questi giorni ho provato ad immaginare cosa avrebbe potuto pensare il capostipite di un'industria ad oggi così fortunata sulla questione World Nutella Day.

Il World Nutella Day è un'iniziativa ideata 6 anni fa dalla blogger Sara Rosso. Da quel momento sia sul blog ufficiale, sia sulla pagina Facebook, ha raccolto l'amore e la passione di una moltitudine di utenti per questo alimento raccogliendo foto, video e soprattutto una quantità spropositata di ricette.

Qualche giorno fa, dopo 6 anni, Ferrero si accorge dell'iniziativa, pensa ad una violazione impropria del marchio e manda una lettera di diffida a Sara intimando azioni legali nel caso in cui non avesse interrotto il progetto.

Nutella, come ha ricordato bene Domitilla nella foto del suo post, fa parte dei lovemarks, un brand che negli anni abbiamo imparato a riconoscere, rispettare e amare per essere sempre rimasto fedele a se stesso.

E sebbene la qualità del prodotto sia la migliore pubblicità per se stesso, un brand diventa amato anche per queste piccole grandi iniziative, perché attorno ad esso le persone parlano, si confrontano e divulgano ad altri la passione. Non comprendere questo significa innanzi tutto non avere a cuore il messaggio che un prodotto del genere porta con se e che dovrebbe trasmettere alla gente, tanto più che un'iniziativa del genere ne esalta soltanto le qualità, non ne fa un utilizzo improprio.

Ho aspettato a scriverne, perché sapevo che il colosso di Alba sarebbe rinsavito. Qualche giorno fa, forse anche ai messaggi appassionati degli utenti, Ferrero ha riconosciuto positivamente quanto fatto da Sara e mi auguro che inizi a supportare ufficialmente il World Nutella Day.

Tuttavia si è dovuti passare attraverso questo passaggio, che in Rete rimane, piccolo o grande che sia, di dover vedere agire Ferrero come un colosso disinteressato di questo rispetto da parte dei propri utenti. E questo purtroppo non è sempre il modo migliore per farsi ricordare.

1000 di questi numeri

Ho iniziato a leggere Internazionale nel 2006, in concomitanza dei primi passi mossi nella carriera lavorativa nelle PR. L'ho sempre trovato la lettura più interessante o meglio, la migliore raccolta di articoli della settimana, che sebbene alcune volte schierata politicamente verso una certa parte, ha sempre dato una visione imparziale della bellezza e nefandezza di questo mondo.

Visto nel suo insieme è in grado di raccontare settimanalmente la "nostra Storia" attraverso gli occhi di chi la vive da vicino, ma anche e soprattutto di chi vive l'Italia da lontano, ed è un po' come avere sempre sotto controllo il polso dell'immagine che diamo all'estero.

Senza dimenticare l'immancabile oroscopo di Rob Brezsny, i racconti brevi delle più grandi penne del panorama letterario, le opinioni di tanti professionisti della comunicazione e l'ultima pagina con l'esilaranti vignette.

Oggi esce il numero 1000. Raccolte in questo video. Io per l'occasione ho deciso di attivare il mio primo abbonamento.

Digital Economy Forum

Segnalo l'evento live di oggi alle 14 organizzato dall'ambasciata U.S. in Italia, embedded qui sotto: Il Digital Economy Forum

Riunisce esperti in campo digitale dall’America, Italia ed Europa, imprenditori, direttori marketing e CTO (Chief Technological Officers) con l’obiettivo di scambiare nuove idee su come le tecnologie digitali, le piattaforme on-line ed il flusso aperto d’informazioni possano aiutare le start-up e le aziende a crescere, raggiungere nuovi mercati e produrre innovazione.